Previous Generation Network

La SIAE (Società Italiana Autori Editori) ha pubblicato un appello in cui sostiene la fondatezza della delibera della AGCOM (Autority Garante delle Comunicazioni) che prevede sia l’Autority stessa a gestire i contenziosi denunciati su (reali o presunte) violazioni del diritto d’autore, senza una specifica legge ma un proprio regolamento, e soprattutto volendo sostituire l’ordine giudiziario.

agenda digitale

Questo il commento di Guido Scorza attraverso Il Fatto Quotidiano:

Nell’appello, infatti, Siae scrive testualmente: “Sappiamo: quanto le società di telecomunicazioni, i provider, i produttori di tecnologie digitali e le cosiddette ‘Over the Top’ fatturano anche grazie all’utilizzo di contenuti artistici? Migliaia di di miliardi euro! E soprattutto quanto fatturano pseudo imprenditori senza scrupoli che operano nel mondo digitale, evadendo ogni diritto, ‘alle spalle’ di chi crea e investe nella produzione di contenuti? Centinaia di miliardi di euro!”.

E’ questo, dunque, il punto. La delibera che Siae e i firmatari dell’appello in compagnia degli altri sponsor eccellenti della perversa disciplina cui l’AGCom sta lavorando intendono rendere dura la vita a quelli che – ancora una volta mostrandosi incapaci di comprendere il senso del mutamento socioeconomico in atto – percepiscono come propri concorrenti.

Sono i grandi provider e i c.d. “over the top” il vero nemico da abbattere secondo i Lorsignori del copyright, della Tv e dei giornali di carta.

Peccato solo che per raggiungere questo obiettivo – comunque poco nobile, stupido ed anacronistico – si sia ritenuto di potersi appropriare dell’attività di un’Autorità sulla carta indipendente [ndr che dal canto suo si è lasciata colonizzare da certe perverse idee] e di fare carne da macello dei diritti degli utenti e dei cittadini.

E’ proprio questa la più grande menzogna che la Siae e l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni continuano a raccontare al Paese: “Il Provvedimento AGCom Non colpisce l’utente e non limita la sua libertà”, scrivono gli autori dell’appello della Siae.

Nel frattempo l’AGCOM rallenta il percorso del mostro giuridico e smussa gli spigoli di un regolamento comunque maldestro. Scrive Repubblica:

L’Autorità garante per le comunicazioni ha approvato oggi lo schema di regolamento sul diritto d’autore in Rete. Regole che conferiscono al garante poteri importanti. Su tutti, quello di poter chiedere la rimozione di materiale coperto da diritto d’autore dai siti che lo ospitano, con procedure precise. L’Agcom specifica che l’azione del Garante è alternativa e non sostitutiva della via giudiziaria e in ogni caso si blocca in caso di ricorso al giudice di una delle parti coinvolte.

Lo schema è stato approvato con i voti di tutti i commissari tranne quello di Nicola D’Angelo e c’è stata l’astensione di Michele Lauria. Il provvedimento è stato firmato dal commissario Gianluigi Magri, e all’approvazione seguiranno 60 giorni di consultazioni sul testo. Dopo le eventuali modifiche, la delibera sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e entrerà in vigore, verosimilmente non prima dell’autunno 2011. Il testo appare meno restrittivo rispetto a quanto ipotizzato.

Sono stati introdotti 60 giorni per la consultazione sul testo, e vediamo se stavolta vogliono davvero consultare chi la rete la conosce, mentre sono costretti a chiarire che non possono sostituire l’autorità giudiziaria.

Difficile comunque che questi presupposti possano consentire all’Italia di ipotizzare uno straccio di Agenda digitale. Se e quando riusciranno a partire con la Rete di Prossima Generazione (NGN – Next Generation Network) è sostanzialmente impossibile che non possa trattarsi altro che di un business (appalti) e non un architrave della inevitabile democrazia digitale a cui dovremmo puntare.

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Inserito giovedì 7 luglio 2011 alle 00:01 e archiviato in IMHO. Puoi seguire i commenti con l'apposito feed RSS 2.0.

 
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