La sicurezza informatica italiana è in buone mani

E due! Dopo l’attacco al CNAIPIC (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche), ieri, 1 agosto, è stato violata anche la rete di Vitrociset, azienda che “gestisce sistemi elettronici e informatici nel campo civile e militare per imprese, amministrazioni pubbliche, agenzie governative e organizzazioni internazionali. Si occupa inoltre di sistemi per la Difesa, sistemi per il Controllo del Traffico Aereo, Tecnologie Satellitari e Telecomunicazioni, Trasporti e Infomobilità” (fonte Wikipedia).
Questo il messaggio lasciato dagli Anonimi:
«Potete quindi immaginare l’espressione di stupore che si è dipinta sui nostri volti quando facendo alcuni test preliminari sui vostri sistemi abbiamo trovato non l’inespugnabile fortezza che ci aspettavamo, bensì un rudere fatiscente che anche un bambino dotato del tempo e della voglia necessari sarebbe riuscito a compromettere seriamente. E voi dovreste occuparvi di sicurezza ed affidabilità delle infrastrutture/sistemi IT dei più importanti enti ed istituzioni del nostro paese? Rideremmo fino a diventare cianotici, se non fosse per il semplice fatto che i soldi che percepite, oltre ad ammontare a cifre incommensurabili, non fossero i nostri»
C’è di che stare tranquilli: semmai ce ne fosse stato bisogno, abbiamo l’ennesima dimostrazione che anche processi strategici, come la sicurezza informatica, sono visti come “appalti & subappalti” e non come servizi, nel loro ambito, di vitale importanza. Questa “visione”, tipica degli amministratori pubblici (una delle tante caste), ha oramai dilagato anche presso gli amministratori di quelle aziende private che hanno fatto fortuna con gli appalti pubblici (altra casta, di supporto alla prima, ma fondamentalmente autoreferenziale).
Mentre scrivo il sito web vitrociset.it è ancora irraggiungibile e nel frattempo, ci giurerei, il “Responsabile della sicurezza informatica” ha scoperto di essere stato promosso a “Colpevole della insicurezza informatica”.
Ringraziamo gli Anonimi per aver compiuto questa missione di pubblica utilità.
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